Jenny Saville a Ca’ Pesaro Venezia, Ca’ Pesaro – Galleria d’Arte Moderna
28 marzo- 22 novembre 2026
A cura di Elisabetta Barisoni
“Venezia rappresenta un luogo in cui l'arte è parte integrante della vita quotidiana e dove gli artisti della Biennale dialogano con le grandi opere d'arte veneziane. È un grande onore avere l'opportunità di esporre a Venezia”. E' quanto affermato dall'artista inglese il giorno della presentazione alla stampa della sua personale veneziana.
Nell'anno di Biennale Arte, la Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro torna alle voci del contemporaneo con una straordinaria mostra di una delle pittrici più importanti del nostro tempo, Jenny Saville. Si tratta della prima ampia esposizione dell'opera di Saville a Venezia e intende documentarne lo sviluppo artistico ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri.
Nata nel 1970 a Cambridge, Saville ha frequentato la Glasgow School of Art dal 1988 al 1992, trascorrendo un semestre all'Università di Cincinnati nel 1991. Durante questo periodo di formazione, nei suoi dipinti figurativi sono iniziati ad emergere i dibattiti contemporanei sul corpo, con tutte le loro implicazioni sociali e i tabù. È stato proprio durante il viaggio in America che Saville ha scoperto il lavoro di pittori newyorkesi come Willem de Kooning e Cy Twombly. Parallelamente al suo precoce dialogo con la scultura antica, con i grandi Maestri e con la pittura figurativa europea moderna, l’artista ha iniziato ad interessarsi ai fondamenti della pittura sviluppati dagli astrattisti.
Nel corso della sua carriera Saville ha portato avanti un dialogo costante e trasversale con la storia dell'arte: i riferimenti vanno da Egon Schiele ai Maestri della Nuova Oggettività, da Cézanne a Picasso, fino a Rembrandt, Rubens e soprattutto Tiziano. La pittura veneziana, in particolare, è diventata per lei un punto di riferimento essenziale, sia per l'uso del colore sia per la resa della materia. Un dialogo con i Maestri antichi mai nostalgico ma che serve a rafforzare la sua ricerca sul corpo e sulla pittura come linguaggio vivo.
Appartenente alla generazione di pittori e scultori che si distinse nel Regno Unito tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni ‘90, spesso definiti Young British Artists (YBA), Saville ha dato nuova linfa alla pittura figurativa contemporanea riavvicinandosi alla sensualità della pittura a olio e al suo crudo potenziale, sollevando interrogativi sulla percezione del corpo da parte della società.
Con il tempo, la sua opera si è evoluta: ai grandi nudi monumentali degli anni Novanta, tra cui l’opera - manifesto Propped (1992) e Hybrid (1997) entrambe esposte a Venezia, si affiancano ritratti dal grande effetto coloristico e luministico come il doppio ritratto di Jenny e della sorella Hyphen (1999) e il volto dell’artista, disteso, specchiato sul pavimento in Reverse (2002 - 2003). Spesso, in tutti questi lavori, si intrecciano composizioni di molti corpi, mentre la figurazione si mescola sempre più con elementi astratti ed espressionisti. Nei primi piani il colore diventa più libero, più intenso, con una pennellata che si fa più rapida e corsiva giungendo, negli anni Venti del Duemila, ad una profonda ricerca coloristica. Sguardi e volti luminosi, poco più che infantili, portano nomi dei soggetti della mitologia o della letteratura, come Ligeia (2020–21) o Song of Songs (2020–23), oppure semplici sostantivi: Focus (2022–24), Gaze (2021–24), Rupture (2020).
I lavori più recenti di Saville affrontano temi di forte impatto emotivo e simbolico, come la guerra e il dolore collettivo. Le opere sono ispirate a immagini di cronaca, ancora oggi di tragica attualità, come Aleppo (2017-2028) e le diverse Pietà, che non narrano un evento specifico. Al contrario, queste opere trasformano la sofferenza in un’immagine universale, capace di parlare a tutte le epoche, attraverso una composizione che resta legata alla tradizione classica, mentre la pittura mantiene una grande intensità emotiva. Una pittura che non cerca consolazione, ma affronta senza filtri la realtà del corpo e della condizione umana, spingendo continuamente la materia pittorica oltre i suoi limiti.
A ulteriore testimonianza del dialogo che lega Saville all’arte italiana e in particolare veneziana, l'ultima sala della mostra presenta inediti lavori creati dall'artista in omaggio alla città lagunare per Ca’ Pesaro. L'esposizione diventa così una sublime celebrazione della forza e della potenza dell'amore e della devozione di Saville per la pittura e allo stesso tempo un intimo e grandioso omaggio alla storia di Venezia, confermando ancora una volta il ruolo della città lagunare come centro sempre più vivo di innovazione culturale.
LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre.
Parma, sale del Palazzo del Governatore
Dal 2 ottobre 2026
Dopo il successo della retrospettiva “Giacomo Balla. Un universo di luce”, dal 2 ottobre 2026 va in scena a Parma, nelle sale del Palazzo del Governatore, il secondo capitolo del protocollo d’intesa tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea con una nuova esposizione, LEI, concepita per la città emiliana con capolavori provenienti esclusivamente dalla collezione della galleria.
La mostra, dal titolo LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta oltre 60 opere allestite in 13 sale – dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi – che compongono una sorprendente rassegna di sguardi tra figure reali e ideali dell’universo femminile, lungo oltre due secoli di storia. Alcuni lavori sono di recente acquisizione, a partire da Nu Debout, il pastello del 1906 ca. di Pablo Picasso donato lo scorso anno dalla Cy Twombly Foundation.
La figura femminile ha saputo catturare l’interesse, il dibattito e l’ispirazione delle arti visive; è stata vero e proprio motore della creatività umana e tema privilegiato della ricerca artistica tra XIX e XX secolo. Attraverso il ritratto femminile si sono manifestate le tensioni estetiche, psicologiche, culturali e politiche che hanno accompagnato il passaggio alla modernità.
«La GNAMC propone a Parma una straordinaria selezione di ritratti femminili, con diversi capolavori, per celebrare l’ottantesimo anniversario del voto alle donne. Conferma, in questo modo, il concreto impegno nel progetto “Museo migrante”, ideato proprio per diffondere la conoscenza della propria collezione in Italia e all’estero. La mostra, inoltre, offre l’occasione per perfezionare e aggiornare gli studi sulla collezione, anche alla luce di alcune importanti nuove acquisizioni promosse recentemente in vista della mostra, secondo una visione dinamica del patrimonio culturale che mira ad arricchirlo costantemente.», afferma Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
«Credo che il compito delle amministrazioni pubbliche e delle grandi istituzioni culturali non si esaurisca nella conservazione del patrimonio. La sua funzione è anche quella di creare occasioni di conoscenza, confronto e riflessione, affinché le opere continuino a dialogare con il presente e ad arricchire la vita della comunità. È questo il senso della collaborazione tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea: permettere a una grande collezione pubblica nazionale di incontrare la città e, allo stesso tempo, rafforzare Parma come luogo di progettazione culturale, capace di promuovere iniziative di rilievo nazionale attraverso la sinergia tra istituzioni. È attraverso queste collaborazioni che una città cresce, amplia i propri orizzonti e rende la cultura una componente centrale della vita pubblica. La collaborazione con la GNAMC va esattamente in questa direzione e rappresenta un investimento sul presente e sul futuro culturale di Parma», dichiara Lorenzo Lavagetto, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Parma.
Prodotta dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti, grazie al sostegno di Fondazione Cariparma e di Regione Emilia-Romagna, l’esposizione è curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, ed è visitabile al primo piano del Palazzo del Governatore dal 2 ottobre 2026 fino all’8 marzo 2027.
Il progetto espositivo
Le donne rappresentate appartengono a mondi differenti, hanno età, condizioni, caratteri e destini eterogenei, eppure condividono la capacità di raccontare un’esperienza umana che supera il tempo in cui furono ritratte. Dalla Signora Ginoux (L’Arlesiana di Vincent van Gogh), moglie del proprietario del Café de la Gare di Arles, alla marchesa Luisa Casati, diva eccentrica e collezionista immortalata da Giovanni Boldini; dalla facoltosa aristocratica polacca Hanka Zborowska (la Signora dal collaretto di Amedeo Modigliani) a Carminella, figlia del popolo la cui storia il tempo ha lasciato nella penombra, ma non il pennello di Antonio Mancini; da Palma Bucarelli (la donna che rivoluzionò l’arte contemporanea italiana alla guida della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma) dipinta da Savinio, all’attrice Elsa Martinelli nell’interpretazione di Giosetta Fioroni. Un immaginario al femminile rivelatore e generatore di una moltiplicazione dell’Io di donne attraverso altre donne. I soggetti esposti agiscono, in taluni casi, sia da rappresentazione di una realtà sia sotto forma di variazioni possibili dell’identità femminile. Da qui nascono ritratti di donne con potenti personalità, esaltate nella loro energia grazie alla cattura “magistrale” di uno sguardo rivelatore, di un gesto segreto o di un respiro appena trattenuto.
Un prestito eccezionale di opere
La mostra (che si avvale di un comitato scientifico composto – oltre dai curatori – da Stefano Marson, Alberto Salvadori e Simona Tosini Pizzetti) comprende un prestito eccezionale di capolavori alla città di Parma, molti dei quali raramente concessi, provenienti dalle collezioni della GNAMC di Roma, la più ampia sul territorio nazionale di arte italiana e internazionale del XIX e XX secolo. Dai raffinati disegni di Gustav Klimt (tra cui uno studio per Le tre età della donna) in cui la linea sigilla l’erotismo e l’eleganza della donna della Secessione viennese, alla Figura (Femme de Venise VI) di Alberto Giacometti, un totem ancestrale, una madre-matrice scarnificata, fino alle Femmes di Man Ray, dove il corpo femminile smette di essere oggetto di contemplazione per farsi rebus, ombra perturbante, enigma che rifiuta di essere catalogato dallo sguardo maschile. Mentre la cera della Bambina che ride di Medardo Rosso cattura il guizzo dell’infanzia della piccola protagonista prima che venga normata dalle ristrettive convenzioni sociali del decoro borghese di fine Ottocento, la Donna in bianco invece viene dipinta da Kees van Dongen agli albori del XX secolo con occhi enormi, inquisitori, che non subiscono la posa e iniziano a guardare dritto il pubblico, costringendolo a fare i conti con la fiera indipendenza di un secolo in cui le donne non hanno più voglia di chiedere il permesso.
Legata a doppio filo all’emancipazione sociale e politica delle donne, la nascita di una nuova identità femminile guida anche la pratica delle artiste in mostra. Con i rispettivi e differenti linguaggi – dalla densità plastica della scultura di Antonietta Raphaël all’obiettivo fotografico di Dora Maar e Francesca Woodman, fino alle performance dalle complesse coreografie di Vanessa Beecroft e Marinella Senatore –, queste autrici hanno scardinato vecchi paradigmi e aperto una riflessione profonda sui concetti di personalità, libertà, autodeterminazione e riappropriazione del corpo.
L’arte italiana tra le due Guerre
Una sezione del percorso espositivo è dedicata alla ricerca in Italia tra le due guerre mondiali. In questa complessa fase di transizione, l’universo delle donne si impone sulla scena sempre più autonomo, volitivo, protagonista. La mostra ricompone questo straordinario mosaico culturale attraverso i ritratti femminili dei maggiori protagonisti del periodo (tra cui i pittori Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà, Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Achille Funi, Mario Sironi, Enrico Prampolini, Renato Guttuso, e scultori come Arturo Martini, Adolfo Wildt, Arturo Dazzi, Giacomo Manzù, Pericle Fazzini) facendo risaltare la varietà delle esperienze tra Metafisica, “Valori Plastici”, il Novecento italiano, la poetica del Realismo magico, insieme alle grandi mitologie dei primi decenni del XX secolo. L’attività di questi artisti si rivela d’avanguardia anche nel respingere, negli anni Trenta e Quaranta, i rigidi stereotipi domestici e materni che la propaganda del regime fascista tenterà di imporre, scegliendo piuttosto di raccontare l’intimità delle donne, solcata da silenziosa e tenace resistenza nonché da inquietudini esistenziali.